Terre di Siena Ultramarathon: due passi, una voce, un arrivo che resta per sempre

Pubblicato il 3 marzo 2026 alle ore 09:13

Domenica 1 marzo Ivan e Anna sono tornati a “casa” nel loro mondo: una gara vera, con fatica vera, e quella magia che ti rimette in asse anche quando, fino al giorno prima, ti sembrava impossibile perfino partire.

Ivan me l’ha raccontata con la sua solita precisione, quella che nasce dall’ascolto. E io voglio restituire questa esperienza nel modo giusto: non come “storia speciale”, ma come sport. Sport pieno. Sport che allarga la porta invece di stringerla.

LA VIGILIA: QUANDO IL RESPIRO NON C’È (E LA TESTA PROVA A FARE LA "BISCHERA")
Venerdì, pochi chilometri e stop. “Basta, fermiamoci, non respiro più.” È una frase che, detta così, non chiede pietà: racconta un limite. E quando il limite arriva a ridosso di una 50 km, a soli due giorni della Terra di SIena Ultramarathon LINK EVENTO, il dubbio è inevitabile. Non tanto per le colline, ma per la distanza in sé.

Eppure succede la cosa più strana e più bella: arrivati a San Gimignano il sabato pomeriggio, la respirazione torna normale. Ordinaria. La sensazione diventa buona. E la notte prima della gara non c’è il solito “patema da risultato”. Niente guerra con il cronometro. Solo una prova da fare insieme, come team, sapendo che se uno dei due va fuori asse, il team intero sente lo scossone.

PARTENZA: RITROVARE GLI AMICI, RITROVARE SE STESSI
Alla partenza c’è un pezzo che vale quanto un ristoro: rivedere gli amici. Ivan lo dice chiaro: le gare, negli ultimi tempi, sono state poche. E quando stai lontano dalle gare, stai lontano anche da quel mondo che ti piace e ti fa bene.

Si parte con un passo giusto, dentro il gruppo, senza fretta e senza ansia. Quello è già un segnale: il corpo magari brontola, ma la testa ha trovato la sua postura.

DAL 10° AL 20°: IL TRATTO “DI CITTÀ” CHE METTE ALLA PROVA
La difficoltà vera, quella inattesa, arriva tra il decimo e il ventesimo. Non è una crisi “da salita”. È una crisi da asfalto nervoso: marciapiede, strada, su e giù, attraversamenti, traffico aperto. Un mondo in cui devi essere attentissimo, sempre, e in cui la continuità del gesto si spezza di continuo.

Nel trail sei sul tuo sentiero e “vai”. Qui invece è tutto più frammentato. Ivan lo definisce il pezzo più “bruttino”, soprattutto nella zona industriale e nei passaggi che precedono e seguono l’attraversamento di un paese.

Eppure, proprio lì, arriva la svolta.

DAL 21° IN POI: LA CAMPAGNA SENESE VERA, E LA SINTONIA CHE TORNA
Dal ventunesimo cambia tutto: sterrato più scorrevole, tratti tipo ciclabile, e poi l’ingresso in quella Toscana che tutti immaginiamo e che, quando finalmente ci sei dentro, capisci perché è così amata. Campi, cipressi, borghi, Monteriggioni, l’avvicinamento a Siena.

E la cosa più interessante è questa: dopo la “botta” del ventesimo, Ivan e Anna vanno meglio. Ritrovano ritmo, ritrovano serenità. Al trentaduesimo incontrano un amico che li fotografa, si fermano al ristoro di Monteriggioni giusto il tempo di un bicchiere d’acqua, e ripartono con quella sintonia che per loro non è un optional: è la regola del gioco.

Salite “corricchiate” con regolarità, discese con regolarità, gestione intelligente. Non una battaglia, ma un lavoro ben fatto.

L’ENTRATA A SIENA: QUEL RETTILINEO CHE QUESTA VOLTA NON PESA
Ivan racconta un dettaglio che per me vale oro: il rettilineo lungo per entrare in città, quello che in altre edizioni aveva sempre sofferto, questa volta lo fa bene. Passo regolare. Testa lucida.

Dentro Siena poi è un saliscendi continuo, curve, cambi ritmo. Ma anche lì: molto bene.

E ARRIVA IL GESTO CHE DICE TUTTO
Negli ultimi metri Ivan incontra un’amica, Debora, di un’altra squadra, l'Unione Sportiva Nave ASD. Si alternano, un po’ davanti lei, un po’ davanti loro. Al traguardo Ivan allunga la mano: “Dammi la mano.” E chiudono insieme.

“Secondo me, fa sport,” dice Ivan. E io sono d’accordo: gli ultimi 50 metri non sono sempre da “vincere”. A volte sono da firmare. E quella firma, fatta insieme, vale più di qualsiasi sprint senza senso.

ORGANIZZAZIONE: BRAVI DAVVERO
Ivan parla di una manifestazione organizzata bene, ristori posizionati bene, pacco gara valido, medaglia stupenda. Sono cose concrete, non complimenti generici. Ed è proprio su queste cose concrete che un evento costruisce credibilità.

Ivan cita anche un tema sulle premiazioni femminili “da una certa età in poi”. Lo riporto perché è giusto ascoltare: una gara cresce anche quando sa accogliere osservazioni e trasformarle in miglioramenti.

IL PRECEDENTE CHE VOGLIAMO CREARE
Ecco il punto, quello che per noi di BeyondTheSightTEAM OltreLaVista conta davvero: questa partecipazione deve diventare un precedente.

Un precedente che dica agli organizzatori: “Avervi avuto come concorrenti è motivo d’orgoglio, non un’eccezione da gestire.”
Un precedente che dica alla community: “Si può fare, e si può fare bene.”
Un precedente che dica a chi oggi guarda da lontano: “C’è spazio anche per te, se hai voglia di metterti in gioco”

Si, perché se hai una disabilità e ti sta frullando in testa l’idea di provarci, ma ti sembra difficile o addirittura impossibile, sappi questo: si può fare.

Non perché “è tutto facile”, ma perché esistono modi, persone, guide, community e organizzazioni capaci di trasformare un “non fa per me” in un “ok, proviamoci”. Parti da un obiettivo piccolo, cerca la squadra giusta e fai il primo passo: il resto, spesso, arriva più lontano di quanto immagini.

Grazie a chi ha organizzato, la UISP COMITATO TERRITORIALE SIENA APS, a chi ha gestito i passaggi delicati, a chi ha lavorato ai ristori e a chi ha incrociato Ivan e Anna con naturalezza, come dovrebbe sempre essere nello sport.

Noi continuiamo. Sempre insieme. Sempre squadra.

 

John Benamati
US Montebaldo ASD
BeyondTheSightTEAM OltreLaVista

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Commenti

Stefano Marcello Burlon
2 ore fa

Vedere con il ❤️ è una dote...noi guardiamo con gli occhi fissi sul crono... Perdiamo tutto il tempo x niente