La responsabilità non corre. Ivan e Anna sì

Pubblicato il 20 ottobre 2026 alle ore 15:11

Sessantacinque chilometri, 2.900 metri di dislivello positivo e 14 ore, 28 minuti e 48 secondi: Anna Lia Chiti taglia il traguardo, un secondo dopo arriva Ivan Cappellari. Sono quarantunesima e quarantaduesimo su 46 finisher della Disertore Trail, con oltre un’ora e mezza di margine sul tempo massimo.

Questi sono fatti, e i fatti hanno un grande vantaggio: non compilano scartoffie, non partecipano alle riunioni sulla responsabilità e non possono essere trasferiti sulla scrivania di qualcun altro.

Poco più di un mese prima, all’OCC dell’UTMB Mont-Blanc, Ivan e Anna erano stati fermati a un cancello per pochi minuti, in un episodio rimasto amaro e non del tutto chiaro anche nel conteggio del tempo a disposizione. La classifica ufficiale ha scritto DNF e nelle ultramaratone succede: ci si ritira, si viene fermati oppure semplicemente non è giornata. Il problema nasce quando il ritiro di un atleta non vedente rischia di diventare qualcosa di diverso, quasi la conferma del sospetto che certe gare non siano adatte a lui.

Quando si ritira un atleta qualsiasi, ha fatto un DNF. Quando viene fermato Ivan, qualcuno ricomincia a domandarsi se sia opportuno lasciarlo partire. È questo il meccanismo che non accetto.

Al Valdambra Trail la risposta è arrivata sul percorso. Gli organizzatori hanno valutato Ivan e Anna per ciò che sono: due atleti preparati ad affrontare la gara. Sembra normale, ma in Italia, quando le regole non contemplano chiaramente ogni possibile situazione, parte immediatamente il campionato nazionale di lancio della responsabilità. L’organizzatore la passa alla federazione o all'eps, la federazione all’assicurazione, l’assicurazione al responsabile della sicurezza e qualcuno, prima o poi, prova a riconsegnarla all’atleta. Vince insomma chi riesce a farla cadere sulla scrivania di un altro. 

Poi esistono persone che non partecipano a questo gioco: studiano la situazione, parlano con gli interessati, organizzano ciò che serve e prendono una decisione. In una formula poco istituzionale ma comprensibile a tutti, persone con le palle, non protette da una muraglia di carta.

Questo non significa ignorare i rischi, ma assumersi davvero una responsabilità, che è esattamente il contrario di liberarsene con una firma in fondo a un modulo. Il Valdambra Trail lo ha fatto e Ivan e Anna hanno risposto come sanno fare: correndo per quasi quattordici ore e mezza attraverso tratti tecnici, boschi, vigneti, strade bianche e zone decisamente più selvagge.

Questa volta non parlo dopo aver osservato una cartina. Quei 65 chilometri li ho percorsi anch’io, inseriti dentro i 110 della Goro Trail, e ho toccato con mano quei sentieri, quelle discese e certi passaggi nei quali io, pur vedendoci benissimo, ho fatto fatica. Come abbiano fatto quei due matti, in alcuni punti, sinceramente non ne ho idea.

O forse lo so: tecnica, voce, esperienza e una fiducia reciproca costruita attraverso migliaia di chilometri. Saperlo, però, non rende la loro prestazione meno impressionante. Nessuno ha concesso loro sconti sul percorso, sul dislivello o sul cronometro, e del resto non li avevano chiesti.

Ivan mi ha poi raccontato la soddisfazione per il tracciato, la medaglia celebrativa del decennale, il pacco gara e soprattutto quell’atmosfera serena e festosa proseguita il giorno successivo con le altre distanze. Dettagli che raccontano una cosa importante: non si sono sentiti una pratica speciale da gestire, ma parte della manifestazione.

Non intendo prendermi meriti che appartengono alle loro gambe, ma mi riconosco il ruolo dello stimolatore e, quando serve, del rompiscatole. BeyondTheSightTEAMoltrelavista non è nato spontaneamente da una brochure sull’inclusione: è cresciuto perché qualcuno ha continuato a telefonare, insistere, proporre gare e rifiutare l’idea che ogni difficoltà dovesse diventare un divieto !

Dopo l’OCC sarebbe stato comprensibile abbassare il tiro o scegliere qualcosa di più semplice. Invece abbiamo rimesso quel ritiro nel posto giusto: una gara andata male, non una sentenza. Il Valdambra ha fatto il resto, offrendo a Ivan e Anna ciò che chiedono da sempre: non favori, applausi anticipati o una corsia protetta, ma la possibilità di presentarsi alla partenza e misurarsi con lo stesso sentiero degli altri.

Il risultato è scritto: 65 chilometri, 2.900 metri di dislivello e un traguardo raggiunto insieme, separati da un secondo.

Si parla moltissimo di inclusione, si organizzano tavoli e si producono documenti abbastanza prudenti da non impegnare davvero nessuno. Poi arrivano Ivan e Anna, un’organizzazione che decide di organizzare, i volontari, il percorso e il cronometro.

I fatti, finalmente, prendono il posto delle parole.

E la responsabilità, invece di essere rimbalzata, viene presa.

 

John Benamati

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